La violenza non è nella tradizione del Profeta

di M. Fethullah Gülen *

I musulmani pregano ogni giorno con le parole: “O Dio, guidaci sulla retta via!” E’ una preghiera per aiutarci a rimanere lontani dagli estremi ed a mantenere l’equilibrio nelle nostre vite. Non dobbiamo essere ostaggi dei nostri istinti reazionari, ma neppure rimanere completamente silenziosi di fronte alla sistematica diffamazione dei nostri valori e del nostro credo. Questo equilibrio è stato turbato dalla violenta risposta agli insulti che hanno preso di mira il retaggio dell’amato Profeta Muhammad (la pace sia su di lui). La risposta violenta è stata sbagliata e ha rappresentato una deviazione dal retto cammino.

I musulmani non dovrebbero essere indifferenti agli attacchi diretti al Profeta (la pace sia su di lui). Al contrario, essi devono mostrare la massima sensibilità ed accortezza. Coloro che oltraggiano l’Islam stanno probabilmente cercando di dare un’immagine negativa dei musulmani e di giustificare quindi ogni forma di discriminazione, isolamento, persecuzione o esilio. L’istigazione e la provocazione deliberata di disordini nel mondo musulmano non sono cosa nuova. I nostri valori sacri sono stati oggetto di attacchi in passato attraverso vignette satiriche; oggi lo si fa con filmati e vignette in una rivista francese, un domani si potrebbe ricorrere ad altri mezzi. I musulmani non si devono lasciar trarre in inganno, ma, al contrario, devono far sentire la propria voce per impedire che chi è più facilmente provocabile faccia ricorso alla violenza.

Quando un qualsiasi commento negativo viene rivolto alla figura del Profeta, per quanto leggero possa essere, un musulmano dovrebbe provare un sentimento di profonda tristezza. Tuttavia, come esprimere quella tristezza è una questione differente. Azioni irresponsabili ad opera di singoli individui danneggiano l’immagine dell’Islam e distruggono proprio quella tradizione che essi pretendono di difendere.

Poiché, in una circostanza simile, ad essere in gioco sono i diritti di ogni musulmano, insieme a Dio, al Corano ed al Profeta, non si può agire irresponsabilmente. Si dovrebbe esaminare con attenzione tutte le possibili ramificazioni di ogni singola azione e ricercare la sapienza del giudizio collettivo.

La domanda che dovremmo porre a noi stessi, in quanto musulmani, è se abbiamo presentato al mondo l’Islam ed il suo Profeta in maniera appropriata. Abbiamo seguito il suo esempio in tal modo da suscitare ammirazione? Questo dobbiamo fare, non con le parole, ma con le nostre azioni.

Se la prima cosa che viene in mente alla gente sono i kamikaze, come si può avere un’opinione positiva dell’Islam? Uccidere indiscriminatamente dei civili innocenti è forse diverso dalle barbarie subite dai musulmani nel corso della storia? Che senso ha attaccare un consolato americano in Libia, uccidere un ambasciatore e dei funzionari consolari, che non hanno niente a che vedere con questo squallido filmato? Se sono musulmani a condurre questi attacchi, ciò significa che costoro ignorano totalmente che cosa sia l’Islam e stanno perpetrando il più grande crimine in nome dell’Islam.

Un musulmano deve sempre essere onesto e coerente nelle sue parole ed azioni. Dovrebbe rispettare i valori sacri dei Cristiani, degli Ebrei, dei Buddhisti e di altri ancora, nello stesso modo in cui si aspetta che vengano rispettati la propria religione ed i propri valori. Nel reagire, un musulmano non dovrebbe allontanarsi dalla giusta via della moderazione. Si possono trovare numerose forme di risposta adeguate, facendo appello alla coscienza collettiva della società ed alla comunità internazionale.

Il discorso dell’odio costruito per incitare alla violenza rappresenta un abuso della libertà di espressione. Esso viola i diritti, la dignità e la libertà degli altri, spingendo allo stesso tempo l’umanità verso il conflitto, in un’era di armi terrificanti. Invece di cadere vittime dell’istigazione altrui, dovremmo rivolgerci alle istituzioni internazionali competenti, come l’Organizzazione della Cooperazione Islamica o l’ONU, perché intervengano, mettano in evidenza e condannino ogni forma di discorso che inciti all’odio. Possiamo fare tutto ciò che è necessario, agendo nel rispetto della legge, per prevenire ogni offesa non solo nei confronti del Profeta Muhammad, ma verso tutte le figure religiose oggetto di devozione.

Gli attacchi al Profeta, di cui abbiamo ripetutamente fatto esperienza, devono essere condannati, ma la risposta giusta non è la violenza. Piuttosto, dobbiamo portare avanti un’instancabile campagna per promuovere il rispetto nei confronti dei valori sacri di tutte le religioni.

Pubblicato dal Financial Times, 27 settembre 2012, Giovedì

* L’autore è uno studioso musulmano della tradizione sunnita ed è presidente onorario della Fondazione dei Giornalisti e degli Scrittori con sede ad Istanbul. 

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