Le festività religiose

Ogni popolo ha delle festività religiose per commemorare eventi importanti della propria storia o celebrare occasioni speciali.

Nell’Islam ci sono due festività religiose. La festa di rottura del digiuno, ‘id al-Fitr, ricorre alla fine del mese di Ramadan, durante il quale i musulmani digiunano dall’alba al tramonto. La festa del sacrificio, ‘id al-Adha, cade invece nel decimo giorno di Dhu ’l-Hijjah, l’ultimo mese del calendario islamico, durante il quale viene compiuto il pellegrinaggio. Entrambe le festività hanno un significato molto speciale nella vita dei musulmani e lasciano un segno indelebile nella cultura dei popoli musulmani.

Le festività religiose rappresentano, per i musulmani, momenti di profondo sentimento e di riflessione sull’identità islamica, in cui si rinnovano le memorie di un passato lungo e degno, rievocate e “vissute” nuovamente con tutte le loro gioie e sofferenze.

Le festività religiose sono, per i musulmani, occasione di sentimenti contrastanti: tormento per la separazione e speranza di ricongiungimento, rimpianti e aspettative, pena e letizia. Se, infatti, da un lato essi provano tristezza per le perdite vissute sia a livello individuale che nazionale, dall’altro sentono, paradossalmente, il piacere entusiasmante di un’attesa rinascita, come rinasce la natura in primavera dopo un rigido inverno.

I musulmani assaporano la gioia del ricongiungimento e della fratellanza universale nei giorni di festività. Si scambiano sorrisi di benevolenza, si salutano con rispetto e fanno visita l’uno all’altro.  I membri di famiglie divise, che la vita moderna ed industrializzata ha costretto a vivere lontani l’uno dall’altro in città diverse, si riuniscono e gustano la felicità del mangiare insieme, ancora una volta, e del vivere nuovamente uniti per qualche giorno.

Le festività religiose rappresentano, per i musulmani, un’occasione di rinnovamento spirituale, attraverso la ricerca del perdono di Dio e attraverso la Sua lode e glorificazione. Essi sono rapiti nell’incanto di alcune particolari suppliche, odi ed eulogie per il Profeta, su di lui la pace e la benedizione divine. Soprattutto negli ambienti tradizionali, dove sopravvivono le tracce del passato, le persone sperimentano il significato della festa in una veste più vivida e suggestiva, sedendo su ampi cuscini o sofà, oppure intorno a stufe o camini nelle loro umili dimore o case signorili, o, ancora, all’ombra degli alberi tra i fiori dei loro giardini o negli ampi saloni delle loro abitazioni. Esse sentono vivere il significato della festa in ogni cibo gustato, in ogni sorso bevuto ed in ogni parola scambiata sui valori tradizionali e religiosi.

Le festività religiose assumono una rilevanza ancor maggiore per i bambini. Costoro avvertono un senso differente di gioia e di letizia nell’atmosfera calda ed avvolgente delle festività, che essi si sono preparati ad accogliere qualche giorno prima, e, come usignoli che cantano sui rami degli alberi, ci inducono a fare esperienza della festa in modo ancor più profondo, attraverso i loro giochi, le loro canzoni, i loro sorrisi e la loro allegria.

Le festività religiose ci offrono la via più pratica per migliorare le relazioni umane. La gente sperimenta un senso di profondo piacere interiore; ci si incontra e si scambiano gli auguri in un’atmosfera beata di armonia spirituale. E’ soprattutto quando la festa permea i cuori con la preghiera e con invocazioni compiute con coscienza che le anime si elevano al regno dell’eternità. Allora sentono l’intenso desiderio di liberarsi dalla morsa degli attaccamenti terreni per vivere nelle profondità del loro essere spirituale. In un’atmosfera straripante d’amore e di misericordia una nuova speranza è iniettata di vita.

Le anime credenti danno il benvenuto alle festività religiose con stupore e con la speranza di gioie ultraterrene. In verità, è difficile capire pienamente che cosa provino le anime credenti, nell’intimità dei loro cuori, durante queste ricorrenze. Per comprendere i sentimenti suscitati dalle festività nelle anime pure, che conducono la loro vita nell’estasi di piaceri ultraterreni, è necessario sperimentare questi piaceri nella stessa misura.

Essendo arrivate al giorno della festa dopo aver adempiuto ai doveri ed alle responsabilità loro prescritte, queste anime mostrano una tale dignità e serenità e una tale grazia e perfezione dello spirito che chi le vede pensa abbiano tutte ricevuto una perfetta educazione religiosa e spirituale. Alcune di esse sono così sincere e devote a Dio che ciascuna sembra rappresentare il risultato di una lunga e gloriosa storia, incarnando valori universali millenari. Attraverso la loro condotta ed il loro comportamento si possono sperimentare il gusto dei frutti del Paradiso, quell’atmosfera di pace che regna sui declivi del Firdaws – la dimora più elevata del Paradiso – e la gioia dell’essere vicini a Dio.

Fethullah Gulen

The Fountain, luglio – settembre 1994, Issue 7

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